
- si propone di guarirla dalle patologie dalle quali è affetta conservando l’utero e le mestruazioni ( se è in età fertile )
6. istmocele (una specie di ernia della incisione del Taglio Cesareo che provoca fastidiosi e maleodoranti sanguinamenti
post-mestruali)
7. rimozione guidata di residui di materiale coriale post-abortivo o placentare post-partum che causano anomalie delle
mestruazioni per prevenire la pericolosa formazione di aderenze intrauterine
Polipo endometriale |
Mioma sottomucoso |
Iperplasia endometriale |
Sinechie endouterine |
TECNICA DI ESECUZIONE
Piccole patologie quali polipi o fibromi endocavitari non superiori a 15-20 mm o isolate aderenze possono essere affrontate e risolte in ambulatorio senza anestesia e con dimissione immediata della paziente se si prevede una durata non superiore ai 10-15 minuti. Lo strumento di calibro appena superiore a quello usato per le isteroscopie diagnostiche, è dotato di una “camicia con canale operativo” nel quale viene introdotto un elettrodo, una piccola forbice o una pinza col quale rimuovere la neoformazione presente.
In tutti gli altri casi l’intervento viene eseguito in sala operatoria, in anestesia generale, ma in regime di Day Hospital, vale a dire con dimissione in giornata, poche ore dopo il risveglio.
Mentre la paziente dorme si dilata il collo dell’utero e successivamente l’operatore introduce lo strumento, il resettoscopio,nel collo dell’utero e controlla la manovra seguendola su di un monitor nel quale una telecamera trasmette l’immagine.
Entrati nella cavità uterina la si osserva attentamente fino a mettere in evidenza la patologia precedentemente diagnosticata e sulla quale il ginecologo isteroscopista deve intervenire. Trovati i punti di riferimento, istmo ed osti tubarici, schiacciando il pedale dell'elettrobisturi (giallo=taglio puro) viene attivata un’ ansa da taglio posta nello strumento e collegata all'elettrobisturi stesso e si procede all’esecuzione dell’intervento di resezione.
I cardini sui quali si basa una buona isteroscopia operativa sono i seguenti:
1) Equipe medico-infermieristica affiatata, motivata e disponibile alla formazione e all'aggiornamento
2) corretta preparazione della paziente:
- illustrare e far firmare il consenso informato
- eseguire l'intervento in fase proliferativa (prima metà del ciclo) se la paziente è mestruata
- preparazione farmacologica negli interventi che la richiedono (miomectomia e ablazione endometriale)
- non mettere il catetere, non eseguire tricotomia, non fare clistere (l'uso degli antibiotici è controverso)
3) allestimento della sala operatoria:
- disposizione della colonna endoscopica, dell'elettrobisturi e del sistema di erogazione dei liquidi corretta e ordinata
- posizione corretta della paziente che va posizionata in modo che il bacino sporga alcuni centimetri dal letto operatorio allo scopo
di agevolare i movimenti del resettore, facilitare l'atto chirurgico, impedire la dispersione sottosacrale dei liquidi, prevenire le
ustioni da piastra
- preparazione del campo operatorio e disinfezione dei genitali
- accensione, verifica, taratura e disposizione degli strumenti fissi soprattutto dell'elettrobisturi e del sistema di controllo dei liquidi
- preparazione del tavolo servitore
- verifica dell'ergonomia della posizione dell'operatore
- assemblare il resettore
- effettuare i collegamenti con il cavo luce e dell'elettrobisturi, i cavi di entrata e di uscita dei liquidi di distensione
- controllare il perfetto funzionamento del sistema di bilancio dei liquidi specie negli interventi a rischio di intravasazione
(miomectomia e ablazione endometriale)
5) conoscere bene i 3 movimenti possibili dell'elettrotomo
- attivo e passivo dell'elettrotomo e rettilineo dell'ansa
- movimento avanti e indietro del resettore
- brandeggio sul piano verticale e trasversale
6) mantenere un corretto lavaggio, una distensione e una visione ideale per tutta la durata dell'intervento
4) non attivare mai l'ansa se la visione non è perfetta e se non sono ben evidenti i punti di repere
Dal momento che l’intervento viene eseguito all’interno dell’utero, non ci sono ferite né restano cicatrici, il dolore postoperatorio è minimo e non richiede generalmente l’uso di analgesici. Possono essere presenti modeste perdite ematiche nei giorni successivi che non comportano comunque alcun rischio o pericolo per la paziente.